Marisa Marconi... ha scelto il legno (ma altre materie non sono estranee alla sua arte) per associare a forme primarie (che un tempo si definivano, tont court, naturalistiche) limpercettibile fluire di un ductus libero, ma volitivo, nel quale convergono ben amalgamate e, per ciò stesso, non analizzabili separatamente, tutte le componenti etiche e informali (o, se si preferisce, indicibili) che appartengono al bagaglio di ogni artista che voglia collocarsi nella contemporaneità: memoria, esistenza, presente, evento, confessione. Con qualche necessaria ambiguità di fondo. Ma in queste sculture lignee lo specifico plastico, la formstil, non è più un tabù, un traguardo da raggiungere costi quel che costi. Si può dire, anzi, che Marisa Marconi questo traguardo lho perduto di vista, perché il suo imperioso togliere materia dal blocco iniziale, è una sorta di antidoto alle finalizzazione di genere positivistico. Si potrebbe dire, che le sue sculture rifiutano programmaticamente ogni approccio tattile. Poiché luce e spazio si insinuano nelle pieghe e nei vuoti e nelle volute di queste strutture enigmatiche, lasciamo che locchio di chi guarda ne ricostruisca istintivamente i percorsi immaginari. Carlo Melloni |