TRACCE E PRESENZE

La crisi generata dalla opposizione fra dimensione interiore e realtà sociale, dal contrasto fra "natura" e "cultura", elementi costitutivi della coscienza, si fa dato permanente della condizione umana che traspare nell’opera creatrice di Marisa Marconi.
Esprimendo sensazioni e visioni personali, distilla immagini essenziali, messaggi d’urgente carica interiore impregnati di passione, di sentimento.
Dal binomio "essenzaesistenza" scaturisce il "pathos", sostanza della sua visione tattile.
Con un rapporto diretto con il corpo e l’uso dell’aerografo realizza il nudo, soggetto monocromatico delle sue tele cariche di segni del tempo e dell’usura: non nudo spersonalizzato o accademico ma nudità interiore con ansie, angosce e desideri.
Crea sindoni, sudari, tracce umane dove si avverte il respiro, si sente il sudore e si colgono tensioni sensuali e spirituali. Ci si perde nelle pieghe, ci si smarrisce nel pensiero.
Nel "Sudario N. 6", la traccia primordiale della mano e la traccia del corpo, presenza attuale, sono legate da un fragile filo, dal sentimento di un tempo mitico e di un tempo storico.
L’inquietudine, lo scacco che traspaiono dall’opera pittorica si ripropongono nei volti scolpiti e nei corpi modellati: immagini prive di sesso, senza tempo e senza età.
L’artista, se da un lato si collega idealmente alla scultura espressionista della tedesca käthe Kollwitz e della francese Germaine Richier, dall’altro fa propria la tradizione scultorea italiana: da Donatello all’opera di Arturo Martini e di Marino Marini. Nei ritratti in pietra e in legno, opere di maggiore mimesi, sono già evidenti i segni dell’alienazione che si fa protagonista delle ultime opere.
La Marconi nel plasmare il gesso, materia friabile, sembra accentuare la fragilità di una "vita vissuta" e crea simboli è prodotti di una realtà sfuggente e precaria. Opere dai volumi essenziali che evocano la drammaticità dei calchi pompeiani e denunciano una realtà dissociata e deformante, lacerata e lacerante.

Tonino Ticchiarelli