Per un’artista avvezza a cimentarsi con la scultura non è certo casuale che il rapporto con la tela venga impostato a recuperare, attraverso la bi-dimensionalità, la percezione di profondità e di volumetria. La predilezione per la monocromia o l’accurata scelta di pochi colori, carichi di notazioni simboliche, mette in evidenza il suo interesse per gli effetti chiaroscurali. Così, ponendo in secondo piano segni e figurazioni, la sua azione é volta a superare la barriera della mera fenomenologia. Ciò che più conta per lei é l’interiorità che trova oggettivazione in proiezioni topo grafiche di stati d’animo: sulla tela emergono appena ombre accennate, evocazioni mnesiche, luci ed ombre nembiformi spesso prive di un preciso confine, aperte all’infinito, all’insondabile che pure si agita nel profondo dell’io. Spetta all’osservatore cogliere quella sotterranea realtà o ricondurre in quei meandri le proprie percezioni interiori a cercare di rintracciare l’ignoto demiurgo che si agita in noi, impasto di luce e d’ombra.

Giovanni Santori