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Il libro catalogo è disponibile
nella sede dell'esposizione
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IMMAGINI INAUGURAZIONE
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Venerdì 11 gennaio 2008 ore 19
inaugurazione della Collettiva,
"Dialoghi ai Confini Del Ponte"
Ponte Milvio 2008
Roma, Ponte Milvio, torretta Valadier
la mostra sarà visitabile fino al
17 gennaio con orari: 10,00 - 22,00
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DIALOGHI AL CONFINE DEL PONTE…IL FUTURO RITROVA IL PASSATO
Oggetto : progetto realizzato dagli artisti della web Comunity del Faroverde, coordinati dall’associazione Teatro del Mediterraneo e l’associazione che cura e organizza le iniziative inerenti al Ponte Milvio.
Al di qua e al di là del fiume… Oriente e Occidente, Etruschi e Romani, Spirito e Materia, la Città dei Morti e la Città dei Vivi, sono queste alcune delle tematiche che verranno sviluppate nel progetto “Dialoghi al confine del ponte” realizzato dai giovani artisti della web comunity Faroverede.it e coordinato dall’Associazione Teatro del Mediterraneo, una sorta di relazioni cromatiche e forme archetipe a rappresentare scontri e incontri avvenuti in un tribolato. Ma stimolante territorio di confine, in cui culture primordiali hanno segnato la linea del futuro. La spiritualità dell’esercito del sonno (etruschi) contro la materialità dell’esercito romano, le tenebre dell’aldilà contro la luce della fede cristiana; l’arcaico storico rivisto in un’estetica moderna e filtrato dalle personalità di artisti che mantenendo il proprio stile si uniscono per lanciare un monto dal ponte, la realizzazione di segni che ricordano un passaggio cruciale per i destini di antiche civiltà.
La storia incontra la contemporaneità artistica, lo sviluppo multimediale al servizio del recupero antico, attraverso una serie di operazioni virtuali collegate alla rete internet si sviluppano le opere ed i contenuti dell’esposizione. Raggiunto e completato il progetto nello spazio virtuale si passa alla realizzazione dell’allestimento e dell’organizzazione logistica dell’evento con la collaborazione di un Associazione culturale.
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Il cuore di Ponte Milvio
I monumenti hanno un’anima? Se è vero che hanno un’anima enigmatico afflato vitale che ci attrae a sé o, scostante, ci inquieta, fino a lasciarci più o meno indifferenti quando per varie ragioni langue e si spegne , allora un ponte, un antico ponte pieno di segni e cicatrici di una storia bimillenaria di flussi e passaggi continui, di duri scontri, di fratture e ricuciture, sarà di certo a maggior ragione pervaso da quel “vento” che dà senso all’etimologia greca di anima (ànemos), e che non può non ‘toccare’ l’anima umana: sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.
Dinanzi al ponte della rocca di Spoleto, grandeggiante nell’incerta luce crepuscolare, Goethe sentì lo spirito di “una seconda natura che opera a fini civili” (“Eine zweite Natur, die zu buergerlichen Zwecken handelt”). Un gigantesco manufatto come un viadotto o un ponte ha un’“anima” e una “voce”: altrimenti non ‘sentiremmo’ quel non so che formicolare nel cuore, quell’impressione di uno strano bisbiglio frammisto al rumore delle acque e dei nostri passi, percorrendo a piedi un ponte qualsiasi. Quella flebile voce, sussurrata nel vento, parla su registri esterni all’arco della comune udibilità dei suoni, ma con una sotterranea intensità, un’inspiegabile capacità di turbare, che arrivano a travalicare intensità ed effetti espressivi di tante voci sonore, benché chiare e distinte.
La figura del cuore simbolo che dalla notte dei tempi detiene sopra ogni altro il potere assoluto di significare la voce dell’anima è una scelta, nell’intendimento di Marisa Marconi, còlta naturalmente nell’essenza storica, culturale e sociale del Ponte Milvio, sede dell’esposizione collettiva che la vede impegnata con altri artisti della web Comunity del Faro Verde. Cuore che nel contesto di un mezzo di scambio e di incontro come un ponte ha il ruolo primario di organo peculiare per una comune, universale lingua di dialogo. E in tal senso può bene adattarsi come emblematica la quartina di uno dei Du’ sonetti pe Lluscia di Belli: Ma ffa’ la pasce tua: nun c’intennemo? / Te parlassi mó in lingua tramontana! / Fa’ la tu’ pace, dico, e discurremo / cor core in mano, uperto, a la romana.
Ma il doppio cuore (quello immateriale dipinto come emblema araldico, ritto sulla punta, e l’altro poggiato a terra, di concreta materia plastica) è posto nel ‘sacro’, vetusto monumento della storia di Roma, come un cuore votivo in un tempio, a riscontro del quale c’è quello reale e pulsante, ma invisibile, di un donatore, di una famiglia, di un gruppo. A Ponte Milvio il cuore votivo ha dinanzi a sé, invece, l’umanità inquieta di oggi, confusa, insicura, impaurita, impreparata al dialogo e alla comprensione reciproca. Eppure, fuori delle mura dell’odierna Babele delle arti, c’è sempre un infinito territorio percorribile da un’arte che voglia parlare un linguaggio alla portata di tutti, chiaro e semplice come quello di un cuore sincero. “I nostri vecchi artisti facevano spontaneamente dell’arte osservava un secolo fa Carlo Dossi nelle sue Note azzurre , non ne falsificavano. Essi la traevano dal cuore, dove si accumulava a loro stessa insaputa”. Che sorprese può riservare fra tanta sconcertante insensibilità il dimenticato serbatoio.
CRISTIANO MARCHEGIANI
Gennaio 2008
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